Il 2021 si è chiuso con i mercati sui massimi, l’inflazione sui massimi dal 1982(7% in America e 5% in Europa) ed un numero record dei casi di Covid.

Questi tre dati letti così possono disorientare ma, se si analizzano, è possibile comprenderli meglio.

I mercati finanziari, ad eccezione dei mercati emergenti, hanno goduto dei sostenuti utili societari a fronte di una importante domanda dei consumatori, malgrado i forti rialzi dei costi per la produzione, causati del notevole aumento delle materie prime e dei costi dell’energia.

L’inflazione è schizzata sui massimi da 40 anni, invece i tassi sono cresciuti moderatamente sino all’1,80% del treasury a 10 anni, con tassi reali negativi di circa 5 punti ed un impatto sulle retribuzioni, al netto dell’inflazione.

La pandemia con la nuova variante Omicron fa meno paura, in quanto si presenta in forma più lieve rispetto alle varianti precedenti.

E’ probabile che il 2022 sarà contrassegnato dalla volatilità, che può essere innescata da molteplici cause. Tre i temi in particolare:

  • Inflazione
  • Geopolitica
  • Pandemia

Il prima tema riguarda il tormentone dell’inflazione, in quanto ci sarà chi la riterrà transitoria e chi strutturale. Vi è un largo consenso nel ritenere che l’inflazione nei prossimi mesi scenderà e questo sicuramente non potrà che fare bene sia ai bond sia all’equity.

La Federal Reserve dopo le esperienze vissute nel 2013 e nel 2018 difficilmente ripeterà lo stesso errore di aumentare bruscamente i tassi. Certamente l’attenzione della FED sarà rivolta all’incremento dei salari che, se dovessero salire eccessivamente, potrebbero inficiare i guadagni in termini di produttività, a danno di una spirale inflazionistica.

I latini direbbero, ma cui prodest aumentare rapidamente i tassi?

E’ bene ricordare che il debito mondiale è pari a 300 trilioni di dollari, di cui circa il 10% è negli Stati Uniti. Qualsiasi rialzo serio dei tassi metterebbe a serio rischio la stabilità del sistema finanziario mondiale.

Inoltre la transizione energetica e la transizione ambientale comporteranno importanti investimenti per le Aziende, che dovranno essere incoraggiate da politiche fiscali espansive e da bassi tassi di interesse.

La FED può agire anche non rinnovando i titoli in scadenza o vendendo titoli(Quantitative tightening) acquistati con il Quantitative easing. A seconda degli importi interessati, il risultato potrebbe essere uguale all’aumento di uno/due punti percentuali di rialzo dei tassi.

Il secondo tema riguarda la geopolitica, nella quale protagonisti sono soprattutto gli USA, la Russia e la Cina per le tensioni su Ucraina e Taiwan. La situazione complessa comporterà nervosismo su più fronti, fra questi quello delle forniture di energia all’Europa e certamente porterà volatilità sui mercati finanziari.

Infine il terzo tema riguarda la pandemia con la quale dovremo convivere ancora per parecchio tempo. Oggi non sappiamo ancora se vi saranno altre varianti, ma ciò a cui si tende nei prossimi mesi è una transizione da una pandemia ad una endemizzazione del virus ed un ritorno graduale alla normalità.

Dinanzi ad un 2022 all’insegna della volatilità, meglio una gestione attiva o passiva?

Se la volatilità la farà da padrona, sarà opportuno valutare il tipo di gestione che si vorrà attivare.

Nel caso in cui si abbia un approccio passivo, la volatilità sarà una variabile che non comporterà cambiamenti dell’asset pianificato, se si ritiene che alla fine dell’anno, un portafoglio ben diversificato a livello geografico e tematico, offrirà un rendimento che risponderà alle aspettative condivise per il rischio concordato.

Invece chi mal sopporta la volatilità, in quanto debole di cuore, sarà più propenso ad una gestione attiva, con la scelta del timing migliore, alquanto difficile.

Dinanzi a tassi reali negativi l’unica strada da percorrere, al fine di ottenere rendimenti reali positivi è costituita dai mercati azionari, con la scelta dei mercati più a sconto e degli asset con maggiori potenzialità, come, ad esempio, le azioni con un alto dividendo che rispettano i criteri ESG, i quali risultano essere più resilienti alla volatilità.

Mantenere una parte del portafoglio in liquidità è opportuno per comprare nei momenti di debolezza, quando si presenteranno.

Per chi desidera osare, inserire l’Asia in un portafoglio diversificato può essere un’opportunità, in virtù delle valutazioni a sconto rispetto agli altri mercati finanziari.

All’interno di un portafoglio è bene considerare anche investimenti nell’economia reale attraverso i Private Equity, che nei prossimi anni potranno dare molte soddisfazioni grazie al PNRR(Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che permetterà di rilanciare l’economia attraverso uno sviluppo verde e digitale.

Quando i mercati finanziari sono direzionali anche “il fai da te” può portare un risultato, ma quando, invece, i mercati finanziari sono volatili, essi presentano delle insidie che possono essere superate con l’aiuto del Consulente Patrimoniale, al fine di raggiungere un obiettivo che almeno superi l’inflazione, in modo da non perdere potere d’acquisto.

 

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