Dopo una difficile crisi sicuramente l’inflazione è la benvenuta, in quanto segno di una crescita economica, frutto di una domanda e di un conseguente aumento dei prezzi.

In un mondo molto indebitato, la crescita dell’inflazione potrebbe portare ad un aumento degli interessi, provocando un’elevata instabilità per i detentori di titoli obbligazionari. Viceversa l’aumento del tasso di interesse farà bene ai debitori perché erode il valore reale del debito.

Vi sono tre variabili che possono fare meglio comprendere l’entità e le modalità della crescita dell’inflazione:

  • Livello della disoccupazione
  • Rialzo dei salari
  • Fine del lockdown

Se il livello di disoccupazione diminuisce, i salari riprendono ad aumentare e il lockdown avrà fine, è molto probabile che l’inflazione cresca. Al contrario se il livello di disoccupazione ed i salari restano stabili e permane il lockdown, l’inflazione difficilmente crescerà.

Il contesto mondiale è eterogeneo, in quanto negli USA si è già assistito ad un aumento dell’inflazione, invece in Europa siamo appena all’inizio.

Sarà importante l’attività che svolgeranno le Banche Centrali in quanto, finché manterranno politiche ultra espansive, ne conseguirà che i tassi resteranno bassi.

Le iniziative varate dai Governi faranno la differenza, se incentiveranno la spesa pubblica e agevoleranno le Aziende a ripartire attraverso importanti incentivi.

In questi mesi si è preso atto di un aumento dei prezzi delle materie prime.

Una riflessione si insinua spontaneamente: la crescita dell’inflazione sta avvenendo per una crisi dell’offerta e dell’aumento dei prezzi delle materie prime o a causa dell’aumento della domanda?

A seconda della risposta a questa domanda è possibile comprendere l’entità della crescita dell’inflazione e la sua ampiezza, che certamente differirà dal contesto USA a quello Europa, ed all’interno dei Paesi europei stessi.

Aldilà della visione che ognuno può avere sull’accelerazione o meno dell’inflazione e delle contestuali sue conseguenze, è importante pianificare il proprio portafoglio alla luce di un futuro diverso dall’attuale contesto dei tassi di interesse, in quanto in uno scenario strategico, sicuramente avverrà un aumento dell’inflazione ed anche un possibile cambiamento delle politiche delle Banche Centrali con un conseguente aumento dei tassi nei prossimi anni.

Pianificare per tempo, attraverso il supporto del proprio Consulente Patrimoniale, permette di adeguare il proprio portafoglio, proteggendolo da un eventuale aumento dei tassi di interesse che prima interesserà gli USA e poi l’Europa.

Come ben sanno gli addetti ai lavori, la sensibilità dei mercati finanziari è particolarmente attiva sulle aspettative piuttosto che sull’avvenimento. Per questo è importante non farsi trovare impreparati, soprattutto perché probabilmente passeranno ancora alcuni mesi prima che le tre variabili di cui sopra provochino segnali inequivocabili. E’ ipotizzabile che la crescita dell’inflazione sarà il frutto di un processo lungo e altalenante.

La crescita degli utili sarà importante; per questo l’esposizione ai mercati azionari continuerà ad essere un’opportunità, invece l’esposizione ai titoli obbligazionari con scadenze lunghe esporrà a rischi elevati.

Certamente le Banche Centrali apporteranno un cambio di strategia solamente in presenza di una ripresa solida e duratura, con un aumento dei rendimenti nominali, ma con la probabilità che i rendimenti reali resteranno negativi.

Non ci sarebbe da stupirsi, se si creerà l’opportunità per l’Unione Europea di affrontare temi che possano far dialogare sempre di più i singoli Stati, al fine di portare avanti riforme comuni volte ad un certo protezionismo(ad esempio, la carbon border tax), alla flessibilità del lavoro e alla pressione fiscale.

L’autorevolezza a livello europeo e mondiale del nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi, potrebbe incidere nel velocizzare processi che forse senza la pandemia si sarebbero affrontati chissà fra quanti anni.

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