Personaggi illustri e solitamente ben informati, come Obama e Bill Gates, già diversi anni fa avevano paventato che una pandemia potesse essere possibile e che quindi fosse necessario attrezzarsi attraverso investimenti nella sanità.

In Italia, invece, negli ultimi dieci anni, gli investimenti nella sanità sono diminuiti di circa quaranta miliardi di euro nella diffusa disattenzione nazionale.

All’improvviso, poi, il Governo italiano, ma anche i Governi degli altri Paesi, si sono trovati a gestire una emergenza inaspettata che ha colto tutti di sorpresa.

Probabilmente alcuni errori si potevano evitare e diverse vite umane, soprattutto in Lombardia e nelle Regioni vicine, potevano essere salvate se si fosse stati più tempestivi nell’organizzarsi.

Prendendo prima provvedimenti necessari per bloccare la diffusione della pandemia, si sarebbero potute evitare moltissime tragedie familiari che hanno rattristato la mente e il cuore del nostro Bel paese.

In più occasioni si è avuta la sensazione che la confusione e l’improvvisazione regnassero sovrane.

Conferenze stampa che si sono susseguite con messaggi non sempre chiari, certificazioni che sono cambiate numerose volte nell’arco di poche settimane, decreti che sono arrivati due/tre giorni dopo la conferenza stampa o decreti emanati con buone intenzioni, ma che non hanno scatenato tempestivamente nel territorio e nell’economia reale la potenza di fuoco annunciata. Per non parlare, poi, delle incertezze provenienti dal mondo scientifico.

Un esempio per tutti è la cassa integrazione che tutt’oggi ha penalizzato diverse persone per non averla ancora ricevuta.

I provvedimenti adottati, costituiti da troppi paletti e da eccessiva burocrazia, al fine che i “furbi” non se ne potessero approfittare, hanno finito per penalizzare le persone oneste che avevano bisogno di risposte immediate.

Inoltre molti provvedimenti prevedono la concessione di prestiti a condizioni agevolate, ma comunque denaro da restituire e quindi un aumento dell’indebitamento.

Sembra, dopo molteplici sollecitazioni, che finalmente si stia prendendo in considerazione la possibilità di concedere finanziamenti a fondo perduto, considerando che le aziende devono ripartire dopo una chiusura forzata.

Quando si ritornerà alla normalità?

La crisi è iniziata a causa di un problema sanitario e ne usciremo solamente quando si troverà una cura o il vaccino per il Covid-19.

Quindi la durata della crisi sanitaria o un eventuale ricaduta, incideranno sicuramente sulla ripresa economica.

La velocità del ritrovamento di una cura efficace o del vaccino sarà decisiva per il ritorno alla normalità.

Quanto è importante la condivisione fra Stati?

Le economie sono interconnesse e integrate. Non vi sono Stati autonomi.

La potente Germania, ad esempio, senza la componentistica prodotta dalle aziende italiane ha la produzione del settore auto bloccata.

Solamente la condivisione della crisi finanziaria ed economica fra Stati forti e deboli in Europa, può aiutare reciprocamente a superare la crisi.

Se poi guardiamo al mercato, difficilmente la Germania venderebbe ai cittadini italiani o spagnoli auto tedesche se gli stessi si trovassero in condizioni di povertà.

Come scongiurare la depressione economica?

Le Banche centrali immettendo liquidità come mai è avvenuto prima, stanno facendo la loro parte, evitando che la recessione non si trasformi in depressione economica, con il contributo dei Governi nazionali, i quali stanno mettendo in atto politiche fiscali ed economiche importanti.

Le iniziative che tutte le Istituzioni stanno portando avanti, servono a costruire un ponte fra il tempo prima della crisi ed il tempo dopo la crisi, al fine di scongiurare la possibilità di cadere nella depressione economica, che pregiudicherebbe pesantemente i prossimi anni.

L’Italia ha un debito pubblico elevato, ma un’economia forte ed italiani ricchi.

“L’anomalia” dell’Italia sta nell’avere, come si è detto poco più su, un debito pubblico fra i più elevati dei Paesi sviluppati ed una ricchezza privata ingente, ma non circolante.

“L’atipicità” dell’Italia sta nell’essere fra i primissimi Paesi per riserve aurifere, ma con debito pubblico ingente.

“La singolarità” dell’Italia sta nel ricevere i contributi europei e non saperli spenderli molte volte sul territorio.

“La poca normalità” dell’Italia sta nell’avere il più alto tasso di evasione fiscale ed un tasso di disoccupazione elevato, che comporterà una diminuzione del gettito fiscale, e di conseguenza un ulteriore indebitamento pubblico con difficoltà ad aiutare le famiglie e ad erogare i servizi sin qui forniti.

L’Italia è al settimo posto nella classifica dei Paesi più industrializzati del mondo, la seconda nel settore della manifattura in Europa ed il primo produttore di vino al mondo.

La forza prorompente del Brand Italia.

Non vi è un settore dove l’Italia non si distingua.

Alcuni esempi:

  •  Il settore della moda e dello stile fashion;
  •  Il settore della cucina, con i suoi profumi e i suoi sapori unici in tutto il mondo;
  •  Il settore culturale, con un patrimonio monumentale ed artistico che fa invidia al mondo intero (l’Italia è il Paese con il più alto numero di siti Unesco “patrimonio dell’umanità”).

Molte volte “raccontiamo” poco le “ricchezze” intellettuali e materiali del nostro paese in cui viviamo, forse perché siamo inconsapevoli di cotanta bellezza, che invece i cittadini di altri Paesi ci invidiamo. Siamo in grado di suscitare in loro emozioni quando vivono “l’esperienza Italia”.

Il nostro patrimonio ha una ricchezza inestimabile, che dobbiamo saper vendere, tutelare e valorizzare. Rappresenta la nostra cultura che comunica i nostri valori.

Abbiamo tanti prodotti fantastici, riconosciuti per la loro qualità, ma solo chi sarà più veloce nella lotta a conquistare mercati, porterà a casa i risultati.

Oggi più che mai è bene fare venire fuori l’amore per il Brand Italia, con la consapevolezza che siamo in grado di primeggiare nei confronti di qualsiasi altro Paese.

Quali proposte per migliorare il rapporto fra lo Stato e le Imprese?

  •  Pagare i debiti che lo Stato e le Aziende statali hanno con le Aziende private per servizi già forniti;
  •  Sburocratizzare i processi autorizzativi e snellire anche gli adempimenti fiscali;
  •  Fornire alle Aziende regole certe e semplici, insieme a risposte veloci;
  •  A fronte dell’alleggerimento dei processi autorizzativi, attraverso le autocertificazioni, inasprire le pene per le false dichiarazioni;
  •  Inserire un credito di imposta su gli utili reinvestiti;
  •  Incentivare il ritorno delle sedi legali delle multinazionali italiane in Italia, per far loro pagare le tasse nel nostro Paese.

Il Consulente Patrimoniale è chiamato ad essere un facilitatore del cambiamento.

Ogni crisi sembra diversa e sempre più difficile delle precedenti, ma una volta superata resta l’esperienza fatta.

Metterci la faccia, offrire la propria consulenza, ascoltare e comunicare in modo efficace, coltivare progetti sostenibili che soddisfino il presente ed il futuro, sono elementi necessari per attraversare il ponte fra il prima e il dopo.

Richard Thaler, premio Nobel dell’economia nel 2017, nel libro “Nudge” definisce la spinta gentile, come l’opportunità che ognuno di noi ha di diventare architetto delle scelte, in grado di migliorare le proprie decisioni e quelle degli altri, indirizzando i comportamenti delle persone verso la scelta migliore.

Il Consulente, dopo avere ascoltato e raccolto le preoccupazioni, deve intuire la scelta giusta e con fermezza condurre nella giusta strada, dando un valore alla propria consulenza.

Ripartire dopo una grande crisi.

Dietro un’azienda, molte volte, vi è una famiglia, un imprenditore illuminato che in questi mesi ha subito un dispiacere, a causa della chiusura della propria azienda.

E non perché ha fatto una previsione sbagliata, ma a causa di una pandemia che ha interrotto la capacità produttiva.

Possiamo definirla una crisi “ingiusta” che ha coinvolto tante aziende che sino a pochi mesi fa viaggiavano a gonfie vele.

Alcune aziende hanno offerto esempi da emulare. Mi riferisco a quelle nelle quali il top management ha ridotto gli emolumenti a favore di un rifinanziamento del piano di welfare aziendale, dimostrando una grande sensibilità verso i propri collaboratori.

Oggi si gioca tutto nei giorni e non nei mesi, il fattore tempo farà la differenza, per non perdere le quote di mercato.

Ripartire è una difficoltà gigantesca per tutti, ma se in noi dimora sempre la voglia di sognare e di guardare a lungo termine, avremo la possibilità di uscire da questa brutta crisi.

Durante ogni crisi si impara tanto, soprattutto se si è consapevoli che per superarla bisogna cambiare e che si rende necessaria una forte dose di discontinuità.

Il cambiamento fa paura perché vuol dire rischiare, uscire dalla propria comfort zone ed imparare ad affrontare nuove sfide, che, una volta superate, accrescono l’autostima e fanno comprendere che più passa il tempo, più sai e più puoi imparare.

La voglia di evolverci è un’opportunità di crescita ad alcune condizioni:

  • Coltivare l’arte dell’ascolto e sapere fare la sintesi;
  •  Coinvolgere e motivare i propri collaboratori, ritenendo il capitale umano il valore aggiunto di una Azienda;
  •  “Piccolo” e “bello” non funzionano più, a meno che tu non faccia parte di una nicchia;
  •  Per superare le grandi sfide necessitano spalle larghe e quindi un buono stato patrimoniale, resilienza e dimensioni;
  •  La tecnologia è una commodity che deve essere assemblata fra le tante opportunità che nel mondo si trovano;
  •  Puntare sull’innovazione è parte della creatività;
  •  Sapere riorganizzare la propria Azienda per rigiocarsi la partita, coinvolgendo nuovi talenti;
  •  Valutare l’apporto di finanziatori come i fondi di private equity;
  •  Parlare in modo preciso e dare l’esempio;
  •  Il peggior nemico è la mancanza di fiducia, solamente noi possiamo fare la differenza e dobbiamo rialzarci con le nostre forze;
  •  Il profitto può esser associato al bene attraverso investimenti che hanno un impatto sociale, culturale e politico;
  •  Il coraggio che alberga in noi porta a non mollare. Ed anzi a moltiplicare le forze per una più solida ripartenza.

In questo aveva ragione Winston Churchill quando affermava:

“Mai sprecare una buona crisi”.

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